
I NOSTRI DISCHI
Nel corso degli anni abbiamo prodotto 3 CD ufficiali, 2 CD Demo inediti e diversi demotapes e registrazioni di concerti, di cui una è diventata il nostro primo DVD.
La stampa ha sempre accolto favorevolmente le nostre produzioni, riservandoci ottime recensioni.
Se volete leggerne qualcuna, proseguite qui di seguito.
Se volete invece acquistare i nostri dischi, cliccate sulle copertine qui sotto.
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UNITED FORCES OF PHOENIX (VVAA - Box 3 CD - 2006) |
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ENDLESS? (CD 14 Tracks - 2003) |
18th May 1980 (CD 5 Tracks - 1999) |
ZIG'D'BOMB (CD 5 Tracks - 1997) |
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SCANDELLARA 2004 (DVD-R 45 min. - 2005) |
PROMO 2004 (CD-R 8 Tracks - 2005) |
DEMOS 1989-1994 (CD-R 14 Tracks - 2005) |
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I Temple of Venus sono tornati. Dal loro magico
cilindro musicale hanno tirato fuori un demo contenente otto canzoni che
andranno a comporre il “dopo” Endless?, album apprezzato tantissimo da
noi di The Holy Hour. Le nuove fatiche della band bolognese segnano
un aumento costante della loro capacità compositiva, un rinnovato
approccio con sonorità più aperte e solari, un miglior adattamento
testo/musica e una resa audio qualitativamente superiore ai precedenti
lavori. Piero Lonardo e co. diventano sempre più band, tendono a smentire
chi li reputa nostalgici del sound anni ottanta e continuano onestamente a
fare musica da ormai vent’anni senza aver mai perso dignità e coerenza
pur di ottenere quel qualcosa in più che sarebbe loro giustamente
spettato. Ascoltandoli si intraprende un viaggio affascinante tra passato
e futuro data la capacità che hanno nel donare nuova linfa alla dark wave
proponendocela come avrebbero saputo fare solo i capostipiti di tale
genere. Eccoli di nuovo qui, dunque, a proporci la loro musica e a
regalarci emozioni affinché qualcuno non voglia finalmente promuoverli e
trasformare questi stupendi “esercizi di stile” in musica diffondibile
su larga scala gratificando così il loro lavoro. Noi attendiamo fiduciosi….. |
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Rock-n-roll con influenze di bands degli anni 80 come Echo & The Bunnymen e Killing Joke; riff di chitarra grezzi e
voci melanconiche. Fuoriescono reminescenze della scena college-rock che
furono di R.E.M. e The Church non privi del forte impatto originale e dei
sottotoni punk , evidentemente queste influenze hanno preso la strada
dell'Italia da dove vengono i Temple of Venus . I ToV hanno anche
interludi sperimentali come quelli che si trovano solitamente solo
nell'indie rock , "Silent" è un buon esempio di ciò, noise
ambient sperimentale che accompagna lenti strimpellii di chitarra e voci
solitarie, mi ricordano quasi i Love & Rockets. "Settle Me"
riporta un po' di Joy Division in noi e "The Knowledge" è quasi
gothic sound. Qualche volta l'accento italiano che scivola attraverso i
testi in inglese suona un po' curioso, ma musicalmente questa band ha un
gran potenziale. Per la maggior parte guidati dalle chitarre, ci sono
alcuni giri sottili di tastiera nell'intero progetto e con una guida
professionale e tempo da spendere in studio questa band potrebbe produrre
un album veramente carino. Essendo autoprodotti e non orientati verso
l'elettronica devo dire che hanno fatto un gran bel lavoro. Insieme a
questo CD ho rivcevuto un demo della loro prossima quarta uscita che
mostra ancora ulteriori miglioramenti. Con abbastanza visibilità
potrebbero avere un seguito simile ai The Bunnymen o a Jesus & the
Mary Chain per esempio, che sono i gruppi cui più loro assomigliano per
genere, qualcosa che non ho avuto molto modo di sentire negli ultimi anni
ed è un bel cambiamento. (3 stelle su 5) |
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Quando da "piccoli" si è cresciuti
ascoltando gli scricchiolii di vinili "pesanti" come "Pornography"
dei Cure, "Propaganda" dei Sound, "A Kiss In The Dreamhouse"
dei Banshees, dopo (quando cominci a fare musica) è impossibile riuscire
a omettere quelle note che per intere notti ti hanno rapito dalla realtà.
"ENDLESS?", il terzo lavoro dei bolognesi Temple of Venus, non
lo vedo come l'ennesima clonazione di qualcosa che "è già
stato" e " tutti hanno provato a copiare" ma come un sano
lasciarsi trasportare da ciò che, per anni, il cuore ha assimilato
attraverso l'alchimia musicale che negli anni che furono riempirono le
orecchie di questi ragazzi. Già a cominciare dal pezzo d'apertura del cd,
"Abstinence", vorrei vedere chi non ci trova l'influenza
chitarristica di "A Kiss in The Dreamhouse": su, avanti, si
faccia avanti il primo!!? La spontaneità e la sincerità che emergono
dalle tracce di ENDLESS? è, come suggerisce il titolo stesso del cd,
"senza fine". Un tuffo dentro agli anni ottanta così sincero
come quello offerto dai Temple Of Venus ha dello straordinario. Giuro!!
Raramente mi è capitato di confrontarmi con una precisione di rilettura
degli anni ottanta così genuina e riuscita. A scatola chiusa sarebbe
impossibile immaginare che non si abbia a che fare con una band inglese;
il cuore dei Temple Of Venus è a metà strada tra la Manchester dei Joy
Division e della Factory e la Liverpool che diede i natali prima a Echo
& The Bunnymen e poi agli Stone Roses. Eccellente la sezione ritmica
della band che, unitamente alla voce di Piero Lonardo, riesce a
contrappuntare in maniera sempre deliziosa le impennate psichedeliche
della chitarra... Chissà.... Se i Sound, gli Associates o i Modern
English fossero oggi ancora in circolazione (i Modern English pare però
di sì!), probabilmente pubblicherebbero un disco come questo ENDLESS?. Un
disco dedicato (e consigliato) a tutti coloro che non hanno MAI
dimenticato il lato più viscerale e schietto degli anni ottanta. |
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La band bolognese, imperversante da anni sullo scenario
gotico italiano, è giunta alla sua terza realizzazione. Il cd merita un
plauso almeno per la coerenza con cui il gruppo è rimasto ancorato al
sound dei gloriosi anni ’80. Meritano comunque anche di essere
apprezzati per il carattere abbastanza personale con cui quello stile
viene riproposto nel terzo millennio. Il suono infatti è palpitante e
sincero, senza cadere nel semiplagio in cui a volte sembrano incorrere
altre bands più o meno note. Poco mi convince però la qualità canora
del singer, tanto lontano dai vertici raggiunti da Peter Murphy o Ian
Curtis: per carità, non si pretende tanto, ma le interessanti
architetture oscure strumentali innalzate dai musicisti probabilmente
meritavano interpretazioni più calde e coinvolgenti. Molto bella "Silent"
per i toni inquieti evocati dal tessuto sonoro del brano, nondimeno
trascinante "Before" nel suo stile “à la” Joy Division. ”In
my arms” invece mi riporta alle vibranti emozioni dei Danse Society.
Insomma, la grande lezione degli ‘80ies appare non solo assimilata ma
pienamente metabolizzata dalla band che la ripresenta secondo canoni
abbastanza personali e comunque ben suonati. |
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I Temple of Venus esistono da svariati anni, ma hanno
in cantiere solo tre produzioni (compresa quest'ultima). Tre dischi che
rappresentano un percorso sempre più maturo e circostanziato. Un percorso
fatto di musica dark e penombre. Un percorso che attinge dai mai
dimenticati Joy Division, ma anche dalla loro successiva filiazione, i New
Order. I Temple of Venus non sfigurano affatto se paragonati ai nomi che
imperversano attualmente nel mondo "gotico", anzi riescono a
coinvolgere l'ascoltatore in svariati momenti di "Endless?".
Pochi giochi di luce e tanto buio avvolgono i quattordici brani del cd.
Inutile segnalare un brano rispetto ad un altro. I Temple of Venus sono da
ascoltare. |
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Se vi piacciono i Cult, i Cure, o solo il rock degli
anni 80 e 90, i Temple Of Venus potrebbero essere ciò che state cercando.
Chitarre con reminescenze dei primi U2 e voci che si estendono da Jim
Morrison a Michael Hutchence. Lo stile di fondo è puro retro electric pop
che è stato tutto fuorchè abbandonato nel corso degli anni. Dato che
hanno base a Bologna, Italia, è stata una gradita sorpresa trovare tutte
le canzoni scritte in Inglese, con testi che sembrano presi da Peter
Gabriel. |
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ENDLESS? è eccellente ancora di più dei
precedenti lavori: certo lo schema è quello già collaudato in ZIG'D'BOMB
& 18th MAY 1980, però dimostra che la band è in forma e ha buone
capacità. Ho ascoltato parecchio ENDLESS? e i Temple of Venus ce l’hanno messa tutta. Qui c’è una una gran voglia di comporre e suonare. La produzione e i suoni sono buoni e molto cristallini. Aleggia ogni tanto lo spirito dei Cure ma anche di qualche band più sconosciuta come i Blue Orchids. I testi sono tutti composti da Piero Lonardo, vero leader della band a cui il progetto Temple of Venus sta particolarmente a cuore. E come autore è molto più avanti di tanti altri, perché se i Temple of Venus appartengono a un genere classico, dimostrano che lo fanno bene. All around ha un testo che parla di notti senza fine e folletti che appaiono nel buio, e il titolo del cd sembra far riferimento a questa canzone notturna ma con una luce sempre presente. Could I lie? parla dell’incomunicabilità e dell’isolamento in un proprio mondo. Le sessions sono durate un anno intero e i Temple of Venus ne escono vittoriosi. Non hanno lasciato nulla al caso e solo dopo una vera soddisfazione hanno pubblicato il cd.ENDLESS? offre un’atmosfera rilassata, scorrevole e misteriosa. Belle le tastiere sempre di Piero Lonardo che danno vita a un affresco fatto di organi e sintetizzatori che non cadono mai nella pura elettronica ma delicati come un’ala di pipistrello (a parte in Wastelands).Le chitarre di Alex Duluoz sono graffianti e cambiano spesso tonalità diventando ora intense ora puro rock’n’roll granitico,e la sezione ritmica gioca davvero d’intesa perfetta. That trap of yours è fatta di chitarre rimembranti che danno lo start ad un basso convulso, che sembra echeggiare nel vuoto. Wastelands, con sintetizzatori pulsanti fa scorrere la voce e le chitarre in un rock duro. Fruscii e impulsi provenienti dalle chitarre introducono Sister Maniac, una ballata tutta soffusa con accenni arabeggianti vicina ad alcuni pezzi degli Psychedelic Furs. Tempi chiusi per la batteria e il basso in Abstinence, con fraseggi di chitarra e voce adolescenziale. Before è suonata con molto trasporto e ha un incedere bellissimo che si tuffa in gorgoglii di sintetizzatori appena accennati. Un lavoro coinvolgente che meriterebbe più diffusione. www.DRIVEMAGAZINE.NET |
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Una giornata di pioggia, una stanza, una luce fioca, un
suono. Mi alzo dalla mia poltrona apro la porta e il postino di turno mi
consegna un pacco, lo apro freneticamente e mi ritrovo fra le mani un CD…………
”Endless?” dei Temple of Venus.Una corsa verso il computer, inserisco
il disco nel lettore e finalmente………la musica. Subito una sensazione
piacevole e poi pensieri, ricordi, rabbia, malinconia e lacrime. Quel CD
mi stava trasmettendo delle emozioni ed era tanto (ma tanto tanto) che non
mi succedeva più! Quella musica associata al tempo, al mio stato d’animo,
al mio gusto musicale mi riportava indietro di qualche decennio quando,
nascosto nelle scale di casa, ascoltavo dal mio fido walkman la musica di
Joy Division, Cure, Siouxsie & the Banshees e mi interrogavo sulla mia
esistenza, sul mio futuro, sul mio ruolo nella società e, non trovando
risposte, continuavo a rifugiarmi in quei suoni, in quelle canzoni che, se
pur maledettamente tristi e cupe, mi facevano sperare e andare avanti.Non
ho mai smesso di amare la musica punk, dark o new wave e questa band sa
miscelarne sapientemente le essenze fino a ricavare un cocktail forte e
melodrammatico da meravigliare egregiamente gli amanti dei generi musicali
citati. |
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Immaginatevi di esser tornati indietro nel tempo, non
siamo più nel 2003, ma siamo nei primi anni 80, alla radio e nelle
classifiche di vendita potete leggere nomi come quelli dei primi Cure di
Pornography, oppure i Joy Division. La new wave ed il dark sono tra i
generi che popolano l’underground musicale e non solo, influenzando lo
stile di vita di molti. Un gruppo di ragazzi bolognesi ormai attivo dal
lontano ’84 è rimasto con il cuore e con le scelte musicali a quegli
anni, sono i Temple of Venus. Il loro primo amore sono i Joy division e lo
constatiamo prima che dall’ascolto delle loro melodie, dalla scelta del
nome della band stessa: Temple of Venus ovvero sia il primo nome scelto
dai Joy prima di rinominarsi come New Order.Ormai questi 4 bolognesi dopo
alcuni cambi di line up subiti nel corso del tempo sono giunti al loro
terzo lavoro di recentissima pubblicazione “Endless?”. Un prodotto
veramente buono per il genere in cui si colloca, parliamo di new wave, con
un particolar amore dei quattro per la psichedelica, buoni arrangiamenti,
ottima cura per la melodia e per il testo, ciò non vuol dire che manchi
di naturalezza o originalità, tutt’altro i brani scorrono veloci nel
lettore, ritmi cadenzati, atmosfere oscure, malinconiche, a volte
sofferenti, con una particolare sottolineatura per l’alienazione sociale
della realtà contemporanea, con una piega vintage che non stanca
mai.Ottimi brani come dicevo, suonati altrettanto bene, indice di un buona
tecnica dei Temple of Venus, una voce intrigante ben modulata quella del
bassista cantante Piero Lonardo con un forte potere emozionale. |
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Allora….facciamo un salto all’indietro,..negli anni
ottanta tra new wave e..new romantic perché no…e qui potrebbe trovare
perfetta collocazione una band come i Temple of Venus, volendo proprio tra
i grandi nomi di quel periodo con questo “Endless”, che all’orecchio
dell’ascoltatore avvezzo al genere richiama i lavori dei “Cure”, o
chicche come “Love” dei The Cult”. Un lavoro indiscutibilmente buono
nel suo genere arrangiamenti curati, a volte anche sofisticati, senza per
questo mancare di naturalezza,tocchi di psichedelia sapientemente dosati
sound e atmosfere giuste, coinvolgenti, inquietanti a tratti perfettamente
coerenti con la scelta stilistica. I brani di Endless sono suonati a
regola d’arte, dall’intero lavoro trapela l’esperienza della band, l’affiatamento,
e la passione per un genere che ..rimane nel cuore. Unico spunto di
riflessione…forse, un piccolo cedimento di questa estrema coerenza, per
tentare l’apporto di qualche elemento innovativo, che son certa non
costerebbe alla band alcuna fatica, e i Temple of Venus volerebbero ancora
piu’ in alto di quanto non stiano gia’ facendo, permettendo loro di
avere tutta la visibilita’ che una band con le loro potenzialita’
merita. (Valutazione: 8 chitarre) |
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Endless?, il terzo lavoro dei bolognesi Temple of Venus,
band che calca la scena underground dal lontano 1984, farà la felicità
dei fan della wave anni ’80. Più che di un demo si tratta di un vero e
proprio album di 14 tracce con tanto di adesivo SIAE . Il disco si apre
con “Abstinence”, già presente nella raccolta “Mostra i Muscoli
della Musica” della Dischi Acqued8 anche se con un diverso arrangiamento
(personalmente preferisco la versione più nuova); proseguendo con l’ascolto
degli altri brani il disco permette un tuffo nel sound di ciò che furono
i Joy Division ma soprattutto i primi Cure. La calda voce di Piero Lonardo
lavora bene ed ha una timbrica adatta al genere proposto dalla band,
inoltre al basso, pur non creando giri particolarmente elaborati, fa il
suo dovere. Alex Duluoz alle chitarre fa un sapiente utilizzo di effetti e
mostra di avere un bel tocco in assoli davvero ben confezionati. Alfredo
Ottavi alla batteria mostra di essere cresciuto a pane e Cure, infatti
molti dei tempi da lui scelti richiamano spesso alla mente i tre ragazzi
immaginari. Oltre alla traccia di apertura spiccano in special modo l’eterea
“Silent” (anche tu patito del flanger, vero Alex?); “That trap of
yours”, brano dal tempo di batteria che ricorda molto “Plastic Passion”
dei Cure; “Before”, che ha un riff di chitarra molto carino; “Settle
me”, dall’intro di basso davvero interessante e “Sister maniac”.Davvero
una bella prova per una band che meriterebbe molta più visibilità. |
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I Temple of Venus mettono ora in piedi la loro opera
maggiore, vagando con piglio sapiente all'interno di coordinate wave di
fine seventies ed acerbissimi ottanta. |
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Ottime canzoni, curate negli arrangiamenti, che
testimoniano l'abilità nella composizione della band. |
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Ideale tributo a Ian Curtis e ai Joy Division "18
May 1980" definisce il tipo di musica che alla band riesce meglio e
che li rappresenta egregiamente. I brani del CD sono dei piccoli
capolavori interiori fedelmente dettati dall’anima e trasformati in
musica col cuore e, se si pensa che sono stati registrati in un solo week
end, il delta risultante fra creatività/professionalità assume valori
notevoli. L.E.D. – Il lugubre e altisonante inizio track sfocia in un
rock maestoso e pieno di grinta che coinvolge subito l’ascoltatore e lo
indirizza verso quello che è lo stile e il prosieguo sonoro del demo.
Padronanza e naturalezza nel proporre il filo musicale si intersecano con
una sorprendente interpretazione vocale degna dei più famosi singers del
genere. Dotata di una buona orecchiabilità questa prima traccia non
sfocia nel commerciabile e fa da ottimo preludio al resto del cd. RED
– Quiete e silenzio interiore caratterizzano il brano due. Ispirato
musicalmente risaltano su tutti gli arpeggi di chitarra e un assolo
morbido e ben riuscito. I WANT MORE – Grande track, grande
musica, grandi liriche, tanta ispirazione e convinzione dei propri mezzi
musicali fanno di “I want more” uno dei brani che preferisco di tutta
la produzione dei TOV. Ci vuole davvero tanta abilità compositiva ed
attuativa per rendere così coinvolgente una canzone. BLACKHEART
– 18 May 1980 si conclude con questo pezzo rockeggiante che non lesina
azzeccate svisature di basso che ben si intrecciano al costante arpeggio
di chitarra fino a sfociare in un finale dove una esibizione corale di
savoir faire strumentali conclude un cd di ottima fattura. |
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I Temple of Venus nascondono nelle loro segrete stanze
piccole e preziose gemme in grado di stupire con la loro delicatezza chi
avrà voglia di cercarle. |
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I risultati più che discreti ottenuti e in particolare
l'efficacia del cantato - sempre all'altezza della situazione nel
contrappuntare sonorità in bilico tra la neo-psichedelia Liverpooliana di
Echo & The Bunnymen e le venature dark-wave di Cure e Sound -
testimoniano la bontà della loro intuizione, in barba a tanti stupidi
nazionalismi. |
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Ascoltare i T.o.v. è stato come fare un tuffo nelle
atmosfere sonore della new wave inglese di qualche anno fa. Psychedelic
Furs, Smiths,Cure e Simple Minds su tutti. |
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Zig'd'Bomb è un bell'esempio di new wave dalle tinte
dark, così com'era in voga negli anni '80. Una proposta 'contromoda'
dunque, ma tuttavia capace di suscitare passioni intense grazie ad una
serie di intriganti crescendo. |
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I Temple of Venus oggi giungono ad un suono moderno e
scevro da facili paragoni, che richiama di sicuro della new wave, cantata
in inglese, quella più riconducibile ai nuovi gruppi inglesi piuttosto
che quella che riprende gli anni '80. ..... E' come se Lonardo e soci
avessero passato tante burrasche senza mai mollare mai ma cercando di
aggiornarsi sempre per non rimanere statici. |
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Una cover allegra e solare e un titolo impronunziabile
(ispirato ad uno sketch del grande Mel Brooks) fanno da interfaccia alla
prima uscita dei Temple of Venus che propongono, in questo lavoro, una
gradevole miscela d’influenze New wave, punk e dark che rileva la loro
devozione e ispirazione ai grandi nomi che hanno caratterizzato e onorato
tali generi. La band va lodata per aver saputo rimodellare e ricucire su
se stessi questi legami tanto da rimetterli a nuovo e riproporli secondo
criteri più moderni e consoni all'attuale scenario musicale. Passiamo
dunque all'analisi di questo "cocktail" con il commento dei
brani: " I " - La prima traccia rappresenta
idealmente quella linea sottile che separa l'ottimismo dal pessimismo, la
spensieratezza dalla malinconia e il dubbio dalla sicurezza. E'
l'irrisolto dilemma dell'essere o non essere che ci porta a riconoscere e
identificare le nostre caratteristiche e le nostre sfaccettature ma ci
conduce poi a ricrederci, capendo che forse ci conosciamo troppo poco
(....this is a lie..). Mi sono da sempre piaciuti i finali col "La La
La.........". |
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