I NOSTRI DISCHI

Nel corso degli anni abbiamo prodotto 3 CD ufficiali, 2 CD Demo inediti e diversi demotapes e registrazioni di concerti, di cui una è diventata il nostro primo DVD.

La stampa ha sempre accolto favorevolmente le nostre produzioni, riservandoci ottime recensioni.

Se volete leggerne qualcuna, proseguite qui di seguito.

Se volete invece acquistare i nostri dischi,  cliccate sulle copertine qui sotto.

UNITED FORCES OF PHOENIX

(VVAA - Box 3 CD - 2006)

ENDLESS?

 (CD 14 Tracks - 2003) 

18th May 1980

(CD 5 Tracks - 1999)

ZIG'D'BOMB

(CD 5 Tracks - 1997)

SCANDELLARA 2004

 (DVD-R 45 min. - 2005) 

PROMO 2004

(CD-R 8 Tracks - 2005)

DEMOS 1989-1994

(CD-R 14 Tracks - 2005)

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I Temple of Venus sono tornati. Dal loro magico cilindro musicale hanno tirato fuori un demo contenente otto canzoni che andranno a comporre il “dopo” Endless?, album apprezzato tantissimo da noi di The Holy Hour. Le nuove fatiche della band bolognese segnano un aumento costante della loro capacità compositiva, un rinnovato approccio con sonorità più aperte e solari, un miglior adattamento testo/musica e una resa audio qualitativamente superiore ai precedenti lavori. Piero Lonardo e co. diventano sempre più band, tendono a smentire chi li reputa nostalgici del sound anni ottanta e continuano onestamente a fare musica da ormai vent’anni senza aver mai perso dignità e coerenza pur di ottenere quel qualcosa in più che sarebbe loro giustamente spettato. Ascoltandoli si intraprende un viaggio affascinante tra passato e futuro data la capacità che hanno nel donare nuova linfa alla dark wave proponendocela come avrebbero saputo fare solo i capostipiti di tale genere. Eccoli di nuovo qui, dunque, a proporci la loro musica e a regalarci emozioni affinché qualcuno non voglia finalmente promuoverli e trasformare questi stupendi “esercizi di stile” in musica diffondibile su larga scala gratificando così il loro lavoro. Noi attendiamo fiduciosi…..
HIDEAWAY: Il brano che fa da apripista al nuovo demo dei Temple of Venus esalta da subito l’approccio a suoni più solari e una costante crescita professionale e creativa. Lo si sente dalla registrazione, dagli intrecci strumentali, dalla voce ancora più presente e protagonista indiscussa di un contesto musicale arioso e importante. Notevoli gli sprazzi di tastiere e il drum martellante nel finale.
FIRE IN MY HEART: Che la band ci sappia fare con le atmosfere sognanti e malinconiche lo ha già dimostrato nei precedenti lavori ma, ascoltando "Fire in my heart", mi rendo conto che la loro bravura e sensibilità interiore li porta a confezionare vere perle musicali che stimolano il nostro lato caratteriale più intimo e nascosto. Non può, un brano così, non indurre l'ascoltatore a volare alto e dirigere lo sguardo verso orizzonti lontani da tutto ciò che è materiale. 
TELL ME EVERYTHING: "Tell me everything" è forse il pezzo più riuscito del demo perché racchiude tutte le sfaccettature caratteristiche della band. Strofa, inciso, base musicale e voce si concatenano perfettamente diventando parte in causa di una miriade di emozioni che ci avvolge durante l'ascolto. Un passo da gigante da parte del gruppo che, in quanto a capacità compositiva e stesura musicale, dimostra veramente di saperci fare. Chitarre da grandi atmosfere dark-wave. 
DON’T BIND UP MY TIME: La semplice complessità del brano rende il contesto sonoro della track 4 gradevole e malinconico allo stesso tempo. Gli intrecci chitarristici e i tappeti sinth accompagnano degnamente la voce di Piero Lonardo che si dimostra buon interprete delle sue interessanti liriche. 
UNWANTED: Unwanted, elettronica e introspettiva, ricorda le sonorità care a Martin Gore e i suoi Depeche Mode. Le sue atmosfere catturano l’ascoltatore e lo inducono a librare sulle ali dei propri pensieri accarezzato da una base musicale eseguita in modo esemplare dalla band e dalla voce calda e soffusa del vocalist che sussurra dolcemente il testo. Buono il drum programming e ottima la scelta del volume generale degli strumenti che non si sovrastano alternativamente rendendo il suono pulito e omogeneo. Questi sono i Temple of Venus delle grandi occasioni.
YOUR NEW TOY: Questo brano riporta la band alle sonorità dei primi album dove più forti erano i riferimenti al punk e alla new wave. I componenti del gruppo hanno sicuramente condiviso i fasti di tale genere riportandolo in auge grazie alla voglia e alla perseveranza nel volerlo proporre come parte integrante del loro gusto musicale 
#26: Ipnotico e suggestivo questo brano denso di pattern tipici del “dark style” dona al demo le sfaccettature giuste per farlo rientrare nei canoni preferiti della band. E’ un pezzo che stabilisce un punto di ritorno affettivo verso un modo più interiore e intimo di fare musica, segna un distacco improvviso dal resto del disco che ricorda in qualche modo l’effetto “sorpresa” (volendo citare un album storico e importante) che ebbe “Hunter and the Hunted” in un contesto fantastico, ma più arioso, come “New gold dream” dei Simple Minds. Notevoli gli effetti di chitarra che donano un maggior coinvolgimento emotivo al brano.
WELCOME TO MY MADNESS: Ideale prosecuzione di “#26” , l’ultima traccia del demo fa un po’ da “sigla finale” riassumendo e raggruppando il contesto lirico e sonoro offertoci dai Temple of Venus. Il fantastico, nell’usare un pezzo come questo per congedarsi dall’ascoltatore, sta’ nel malinconico appagamento musicale che lascia dopo l’ascolto. - Michele Perrella
www.THEHOLYHOUR.IT

Rock-n-roll con influenze di bands degli anni 80 come Echo & The Bunnymen e Killing Joke; riff di chitarra grezzi e voci melanconiche. Fuoriescono reminescenze della scena college-rock che furono di R.E.M. e The Church non privi del forte impatto originale e dei sottotoni punk , evidentemente queste influenze hanno preso la strada dell'Italia da dove vengono i Temple of Venus . I ToV hanno anche interludi sperimentali come quelli che si trovano solitamente solo nell'indie rock , "Silent" è un buon esempio di ciò, noise ambient sperimentale che accompagna lenti strimpellii di chitarra e voci solitarie, mi ricordano quasi i Love & Rockets. "Settle Me" riporta un po' di Joy Division in noi e "The Knowledge" è quasi gothic sound. Qualche volta l'accento italiano che scivola attraverso i testi in inglese suona un po' curioso, ma musicalmente questa band ha un gran potenziale. Per la maggior parte guidati dalle chitarre, ci sono alcuni giri sottili di tastiera nell'intero progetto e con una guida professionale e tempo da spendere in studio questa band potrebbe produrre un album veramente carino. Essendo autoprodotti e non orientati verso l'elettronica devo dire che hanno fatto un gran bel lavoro. Insieme a questo CD ho rivcevuto un demo della loro prossima quarta uscita che mostra ancora ulteriori miglioramenti. Con abbastanza visibilità potrebbero avere un seguito simile ai The Bunnymen o a Jesus & the Mary Chain per esempio, che sono i gruppi cui più loro assomigliano per genere, qualcosa che non ho avuto molto modo di sentire negli ultimi anni ed è un bel cambiamento. (3 stelle su 5) 
www.CHAINDLK.ORG (webzine U.S.A.)

Quando da "piccoli" si è cresciuti ascoltando gli scricchiolii di vinili "pesanti" come "Pornography" dei Cure, "Propaganda" dei Sound, "A Kiss In The Dreamhouse" dei Banshees, dopo (quando cominci a fare musica) è impossibile riuscire a omettere quelle note che per intere notti ti hanno rapito dalla realtà. "ENDLESS?", il terzo lavoro dei bolognesi Temple of Venus, non lo vedo come l'ennesima clonazione di qualcosa che "è già stato" e " tutti hanno provato a copiare" ma come un sano lasciarsi trasportare da ciò che, per anni, il cuore ha assimilato attraverso l'alchimia musicale che negli anni che furono riempirono le orecchie di questi ragazzi. Già a cominciare dal pezzo d'apertura del cd, "Abstinence", vorrei vedere chi non ci trova l'influenza chitarristica di "A Kiss in The Dreamhouse": su, avanti, si faccia avanti il primo!!? La spontaneità e la sincerità che emergono dalle tracce di ENDLESS? è, come suggerisce il titolo stesso del cd, "senza fine". Un tuffo dentro agli anni ottanta così sincero come quello offerto dai Temple Of Venus ha dello straordinario. Giuro!! Raramente mi è capitato di confrontarmi con una precisione di rilettura degli anni ottanta così genuina e riuscita. A scatola chiusa sarebbe impossibile immaginare che non si abbia a che fare con una band inglese; il cuore dei Temple Of Venus è a metà strada tra la Manchester dei Joy Division e della Factory e la Liverpool che diede i natali prima a Echo & The Bunnymen e poi agli Stone Roses. Eccellente la sezione ritmica della band che, unitamente alla voce di Piero Lonardo, riesce a contrappuntare in maniera sempre deliziosa le impennate psichedeliche della chitarra... Chissà.... Se i Sound, gli Associates o i Modern English fossero oggi ancora in circolazione (i Modern English pare però di sì!), probabilmente pubblicherebbero un disco come questo ENDLESS?. Un disco dedicato (e consigliato) a tutti coloro che non hanno MAI dimenticato il lato più viscerale e schietto degli anni ottanta.
ASCENSION MAGAZINE

La band bolognese, imperversante da anni sullo scenario gotico italiano, è giunta alla sua terza realizzazione. Il cd merita un plauso almeno per la coerenza con cui il gruppo è rimasto ancorato al sound dei gloriosi anni ’80. Meritano comunque anche di essere apprezzati per il carattere abbastanza personale con cui quello stile viene riproposto nel terzo millennio. Il suono infatti è palpitante e sincero, senza cadere nel semiplagio in cui a volte sembrano incorrere altre bands più o meno note. Poco mi convince però la qualità canora del singer, tanto lontano dai vertici raggiunti da Peter Murphy o Ian Curtis: per carità, non si pretende tanto, ma le interessanti architetture oscure strumentali innalzate dai musicisti probabilmente meritavano interpretazioni più calde e coinvolgenti. Molto bella "Silent" per i toni inquieti evocati dal tessuto sonoro del brano, nondimeno trascinante "Before" nel suo stile “à la” Joy Division. ”In my arms” invece mi riporta alle vibranti emozioni dei Danse Society. Insomma, la grande lezione degli ‘80ies appare non solo assimilata ma pienamente metabolizzata dalla band che la ripresenta secondo canoni abbastanza personali e comunque ben suonati.
VER SACRUM.COM

I Temple of Venus esistono da svariati anni, ma hanno in cantiere solo tre produzioni (compresa quest'ultima). Tre dischi che rappresentano un percorso sempre più maturo e circostanziato. Un percorso fatto di musica dark e penombre. Un percorso che attinge dai mai dimenticati Joy Division, ma anche dalla loro successiva filiazione, i New Order. I Temple of Venus non sfigurano affatto se paragonati ai nomi che imperversano attualmente nel mondo "gotico", anzi riescono a coinvolgere l'ascoltatore in svariati momenti di "Endless?". Pochi giochi di luce e tanto buio avvolgono i quattordici brani del cd. Inutile segnalare un brano rispetto ad un altro. I Temple of Venus sono da ascoltare.
Lode alla loro perseveranza e coerenza artistica in tutti questi anni di attività.
MUSICPLUS.NET

Se vi piacciono i Cult, i Cure, o solo il rock degli anni 80 e 90, i Temple Of Venus potrebbero essere ciò che state cercando. Chitarre con reminescenze dei primi U2 e voci che si estendono da Jim Morrison a Michael Hutchence. Lo stile di fondo è puro retro electric pop che è stato tutto fuorchè abbandonato nel corso degli anni. Dato che hanno base a Bologna, Italia, è stata una gradita sorpresa trovare tutte le canzoni scritte in Inglese, con testi che sembrano presi da Peter Gabriel.
L'energia diviene contagiosa quando i TOV trasmettono il messaggio retro rock con un ritmi di rock più attuale. Al CD, oltre a sensazioni retrò, si aggiungono anche alcune sonorità sperimentali inserito nel mixaggio. Un CD che porterà alla luce dei graditi ricordi di quell'epoca musicale; se non siete abbastanza vecchi da conoscere molta musica di quel periodo, vi raccomando di provare il 3° CD dei Temple Of Venus, che offre, con qualche aggancio orecchiabile, un completo sound Brit Rock che certamente vi piacerà.
Un CD completo che porge omaggio al genere. Un progetto ben confezionato che richiede un coraggiosa posizione, dato che quel particolare momento musicale è stato lasciato andare alla deriva fin verso l'isolamento. Dopo il primo ascolto, ho riconosciuto il sound, dopo un paio di ulteriori ascolti, il CD cresceva dentro di me sempre di più. Musicalmente un grande ascolto, che non viene inficiato da qualche piccola imperfezione vocale. La registrazione scarna e intelligente regala una strana familiarità, come se, nell'imbattervi nel locale gruppo del pub/bar, vi foste ritrovati sul palco i Temple Of Venus a regalarvi il loro meglio per intrattenervi. Le canzoni sono ben costruite e fanno venire voglia di essere ascoltate altre volte.
Ci sono alcune grandi tracce, ed alcune altre non così grandi, ma tutte quante stanno assieme come un puzzle musicale. Alcuni dei brani migliori: "Abstinence" , "Sister Maniac" e "Could I Lie" capeggiano la classifica. Altre tracce sono comunque buone e potendo contare su di una più abile produzione i Temple Of Venus incideranno il loro posto nell'industria della musica. Un CD di buona fattura che sicuramente porterà ad un allargamento della schiera dei fan dei TOV ed a migliori riconoscimenti. ( 4 Stelle su 6 )
www.RIKKREVUES.COM (webzine U.S.A.)   

ENDLESS? è eccellente ancora di più dei precedenti lavori: certo lo schema è quello già collaudato in ZIG'D'BOMB & 18th MAY 1980, però dimostra che la band è in forma e ha buone capacità.
Ho ascoltato parecchio ENDLESS? e i Temple of Venus ce l’hanno messa tutta. Qui c’è una una gran voglia di comporre e suonare. La produzione e i suoni sono buoni e molto cristallini. Aleggia ogni tanto lo spirito dei Cure ma anche di qualche band più sconosciuta come i Blue Orchids. I testi sono tutti composti da Piero Lonardo, vero leader della band a cui il progetto Temple of Venus sta particolarmente a cuore. E come autore è molto più avanti di tanti altri, perché se i Temple of Venus appartengono a un genere classico, dimostrano che lo fanno bene. All around ha un testo che parla di notti senza fine e folletti che appaiono nel buio, e il titolo del cd sembra far riferimento a questa canzone notturna ma con una luce sempre presente.
Could I lie? parla dell’incomunicabilità e dell’isolamento in un proprio mondo. Le sessions sono durate un anno intero e i Temple of Venus ne escono vittoriosi. Non hanno lasciato nulla al caso e solo dopo una vera soddisfazione hanno pubblicato il cd.ENDLESS? offre un’atmosfera rilassata, scorrevole e misteriosa. Belle le tastiere sempre di Piero Lonardo che danno vita a un affresco fatto di organi e sintetizzatori che non cadono mai nella pura elettronica ma delicati come un’ala di pipistrello (a parte in Wastelands).Le chitarre di Alex Duluoz sono graffianti e cambiano spesso tonalità diventando ora intense ora puro rock’n’roll granitico,e la sezione ritmica gioca davvero d’intesa perfetta. That trap of yours è fatta di chitarre rimembranti che danno lo start ad un basso convulso, che sembra echeggiare nel vuoto. Wastelands, con sintetizzatori pulsanti fa scorrere la voce e le chitarre in un rock duro. Fruscii e impulsi provenienti dalle chitarre introducono Sister Maniac, una ballata tutta soffusa con accenni arabeggianti vicina ad alcuni pezzi degli Psychedelic Furs. Tempi chiusi per la batteria e il basso in Abstinence, con fraseggi di chitarra e voce adolescenziale. Before è suonata con molto trasporto e ha un incedere bellissimo che si tuffa in gorgoglii di sintetizzatori appena accennati.
Un lavoro coinvolgente che meriterebbe più diffusione.
www.DRIVEMAGAZINE.NET  

Una giornata di pioggia, una stanza, una luce fioca, un suono. Mi alzo dalla mia poltrona apro la porta e il postino di turno mi consegna un pacco, lo apro freneticamente e mi ritrovo fra le mani un CD………… ”Endless?” dei Temple of Venus.Una corsa verso il computer, inserisco il disco nel lettore e finalmente………la musica. Subito una sensazione piacevole e poi pensieri, ricordi, rabbia, malinconia e lacrime. Quel CD mi stava trasmettendo delle emozioni ed era tanto (ma tanto tanto) che non mi succedeva più! Quella musica associata al tempo, al mio stato d’animo, al mio gusto musicale mi riportava indietro di qualche decennio quando, nascosto nelle scale di casa, ascoltavo dal mio fido walkman la musica di Joy Division, Cure, Siouxsie & the Banshees e mi interrogavo sulla mia esistenza, sul mio futuro, sul mio ruolo nella società e, non trovando risposte, continuavo a rifugiarmi in quei suoni, in quelle canzoni che, se pur maledettamente tristi e cupe, mi facevano sperare e andare avanti.Non ho mai smesso di amare la musica punk, dark o new wave e questa band sa miscelarne sapientemente le essenze fino a ricavare un cocktail forte e melodrammatico da meravigliare egregiamente gli amanti dei generi musicali citati.
Ascoltare i Temple of Venus è come ricevere tutte assieme le sensazioni e le emozioni che in passato ci hanno dato grandi gruppi quali Joy Division e Cure in primis, ma anche The Smiths, Suede e Morrissey con una spigliatezza musicale, lirica e vocale che non discende da nessuno ed è esclusiva della band. Ebbene sì, sono stato bene durante l'ascolto di Endless? ed ero piacevolmente meravigliato dall'apprendere che c'è ancora qualcuno che fa musica col cuore e con l'anima e che sa regalare emozioni. Intanto fuori aveva smesso di piovere........
Due parole sui brani: Abstinence: Stupenda song ritmata e malinconica che apre il CD dei T.O.V. In risalto la voce di Piero Lonardo impegnata in appropriati acuti che infondono al brano una drammatica teatralità (brividi nel grido "I will never catch my breath again"). Wastelands: Tese e dure le atmosfere della track two. Imponente e maestoso il lavoro chitarristico di Alex Duluoz supportato da una rigida base ritmica (Alfredo Ottavi) che ben si sposa al canto spavaldo e sicuro del vocalist, sempre più leader del gruppo.
Silent: Ipnotiche, le arie da preghiera di Silent stupiscono anche per la bellezza delle liriche che aumentano l'intensità e lo spessore del brano. Before: Una strizzatina d'occhio al punk e alle hit single di Cure e Smiths. Pezzo ideale per lasciarsi andare ad un "Pogo" scatenato; ottime le tastiere. Piero Lonardo fra Suede e Morrissey. Settle me: Nell'aria aleggiano lo spirito e i chitarrismi stile brani pop/wave degli anni ottanta (vedi "Lonely in your nightmare" dei Duran Duran o "In between days" dei Cure). Un finale in crescendo garantisce emozioni. The knowledge: Dall'ascolto di questo brano traspare senza veli l'importanza che "Cold" dei Cure ha sicuramente avuto per la band. Stupenda ed epica l'interpretazione corale che fa pulsare a mille anche i battiti dell'ascoltatore più tranquillo. That trap of yours: Calde e malinconiche le atmosfere e i suoni della track. Così ben proposti li avevo sentiti solo dalla voce di Siouxsie Sioux nella seconda e terza canzone di Tinderbox. After: Le bellissime liriche di After vengono accarezzate dalla sussurrante e ispirata voce di Lonardo. Ascoltandola ho rivissuto emozioni che avevano saputo darmi solo brani tipo "Scar" e "Seeing out the angel" dei Simple Minds (Real to real cacophony - Sons and fascination) ma il brano ha una sua identità che non teme parallelismi e si candida come prossimo motivo da urlare con l'animo. In my arms: Stupisce l'interpretazione fra parlato/recitato di Piero e l'incredibile assonanza con le tonalità alte che mi riportano a Robert Smith. Belle le liriche, le escursioni degli accordi da minore a maggiore nell'inciso e i backing vocals di Alex. Sister maniac: Morbidezza e dolcezza nella strofa e durezza nell'inciso fanno di Sister maniac un brano epico e stilisticamente perfetto. Nobody's pawn: Vorresti non finisse mai questo brano che ti entra nell'intimo e ti solleva l'animo. Could I lie?: Lodevoli gli arrangiamenti chitarristici e i drumming che pervade Could I lie, altra possibile hit del CD. All around: Il ritmo batte lento, la voce morbida e calda accompagna questa marcia dark soleggiata solo da fraseggi di chitarra che schiariscono tutto ciò che di nero avrebbe voluto gridare l'anima del compositore. Passion me: Una canzone malinconica da ascoltare seduto in riva al mare a guardare l'infinito. Quell'infinito interrogativo, come il titolo di questo album, che ci aspetta inesorabile e che un giorno forse potremo condividere con chi ci ama e ci ha amato.
Intanto Passion me conclude il tutto con un velo di rabbia che fa già da preludio a quel che sarà il futuro dei Temple of Venus. - Michele Perrella
www.THEHOLYHOUR.IT

Immaginatevi di esser tornati indietro nel tempo, non siamo più nel 2003, ma siamo nei primi anni 80, alla radio e nelle classifiche di vendita potete leggere nomi come quelli dei primi Cure di Pornography, oppure i Joy Division. La new wave ed il dark sono tra i generi che popolano l’underground musicale e non solo, influenzando lo stile di vita di molti. Un gruppo di ragazzi bolognesi ormai attivo dal lontano ’84 è rimasto con il cuore e con le scelte musicali a quegli anni, sono i Temple of Venus. Il loro primo amore sono i Joy division e lo constatiamo prima che dall’ascolto delle loro melodie, dalla scelta del nome della band stessa: Temple of Venus ovvero sia il primo nome scelto dai Joy prima di rinominarsi come New Order.Ormai questi 4 bolognesi dopo alcuni cambi di line up subiti nel corso del tempo sono giunti al loro terzo lavoro di recentissima pubblicazione “Endless?”. Un prodotto veramente buono per il genere in cui si colloca, parliamo di new wave, con un particolar amore dei quattro per la psichedelica, buoni arrangiamenti, ottima cura per la melodia e per il testo, ciò non vuol dire che manchi di naturalezza o originalità, tutt’altro i brani scorrono veloci nel lettore, ritmi cadenzati, atmosfere oscure, malinconiche, a volte sofferenti, con una particolare sottolineatura per l’alienazione sociale della realtà contemporanea, con una piega vintage che non stanca mai.Ottimi brani come dicevo, suonati altrettanto bene, indice di un buona tecnica dei Temple of Venus, una voce intrigante ben modulata quella del bassista cantante Piero Lonardo con un forte potere emozionale.
Spesso ci si abbandona al suono esaltando il significante rispetto al significato intrinseco delle parole, si sogna intrappolati in un incubo tanto oscuro quanto piacevole.
Esperienza e affiatamento ormai consolidato nel tempo sembrano emergere da questo disco. Se in alcuni punti i Temple of Venus introducessero nei loro futuri lavori qualche elemento di maggior innovazione sarebbe più fruibile da un pubblico più vasto e consentirebbe alla band di fare il salto di qualità, seppur venendo meno ad una coerenza musicale che sembra alla base del progetto T.o.V, che oggettivamente la band merita.
Buon lavoro ragazzi, ottima qualità di registrazione, che dire d’altro di questo demo... da avere per gli amanti del genere.
www.INDIEZONE.IT  (ex-www.FREQUENZEMOLESTE.COM)

Allora….facciamo un salto all’indietro,..negli anni ottanta tra new wave e..new romantic perché no…e qui potrebbe trovare perfetta collocazione una band come i Temple of Venus, volendo proprio tra i grandi nomi di quel periodo con questo “Endless”, che all’orecchio dell’ascoltatore avvezzo al genere richiama i lavori dei “Cure”, o chicche come “Love” dei The Cult”. Un lavoro indiscutibilmente buono nel suo genere arrangiamenti curati, a volte anche sofisticati, senza per questo mancare di naturalezza,tocchi di psichedelia sapientemente dosati sound e atmosfere giuste, coinvolgenti, inquietanti a tratti perfettamente coerenti con la scelta stilistica. I brani di Endless sono suonati a regola d’arte, dall’intero lavoro trapela l’esperienza della band, l’affiatamento, e la passione per un genere che ..rimane nel cuore. Unico spunto di riflessione…forse, un piccolo cedimento di questa estrema coerenza, per tentare l’apporto di qualche elemento innovativo, che son certa non costerebbe alla band alcuna fatica, e i Temple of Venus volerebbero ancora piu’ in alto di quanto non stiano gia’ facendo, permettendo loro di avere tutta la visibilita’ che una band con le loro potenzialita’ merita. (Valutazione: 8 chitarre)
www.SONICBANDS.IT  

Endless?, il terzo lavoro dei bolognesi Temple of Venus, band che calca la scena underground dal lontano 1984, farà la felicità dei fan della wave anni ’80. Più che di un demo si tratta di un vero e proprio album di 14 tracce con tanto di adesivo SIAE . Il disco si apre con “Abstinence”, già presente nella raccolta “Mostra i Muscoli della Musica” della Dischi Acqued8 anche se con un diverso arrangiamento (personalmente preferisco la versione più nuova); proseguendo con l’ascolto degli altri brani il disco permette un tuffo nel sound di ciò che furono i Joy Division ma soprattutto i primi Cure. La calda voce di Piero Lonardo lavora bene ed ha una timbrica adatta al genere proposto dalla band, inoltre al basso, pur non creando giri particolarmente elaborati, fa il suo dovere. Alex Duluoz alle chitarre fa un sapiente utilizzo di effetti e mostra di avere un bel tocco in assoli davvero ben confezionati. Alfredo Ottavi alla batteria mostra di essere cresciuto a pane e Cure, infatti molti dei tempi da lui scelti richiamano spesso alla mente i tre ragazzi immaginari. Oltre alla traccia di apertura spiccano in special modo l’eterea “Silent” (anche tu patito del flanger, vero Alex?); “That trap of yours”, brano dal tempo di batteria che ricorda molto “Plastic Passion” dei Cure; “Before”, che ha un riff di chitarra molto carino; “Settle me”, dall’intro di basso davvero interessante e “Sister maniac”.Davvero una bella prova per una band che meriterebbe molta più visibilità. 
www.BOOZE.IT 

I Temple of Venus mettono ora in piedi la loro opera maggiore, vagando con piglio sapiente all'interno di coordinate wave di fine seventies ed acerbissimi ottanta.
ROCKERILLA 

Ottime canzoni, curate negli arrangiamenti, che testimoniano l'abilità nella composizione della band.
ROCKSOUND

Ideale tributo a Ian Curtis e ai Joy Division "18 May 1980" definisce il tipo di musica che alla band riesce meglio e che li rappresenta egregiamente. I brani del CD sono dei piccoli capolavori interiori fedelmente dettati dall’anima e trasformati in musica col cuore e, se si pensa che sono stati registrati in un solo week end, il delta risultante fra creatività/professionalità assume valori notevoli. L.E.D. – Il lugubre e altisonante inizio track sfocia in un rock maestoso e pieno di grinta che coinvolge subito l’ascoltatore e lo indirizza verso quello che è lo stile e il prosieguo sonoro del demo. Padronanza e naturalezza nel proporre il filo musicale si intersecano con una sorprendente interpretazione vocale degna dei più famosi singers del genere. Dotata di una buona orecchiabilità questa prima traccia non sfocia nel commerciabile e fa da ottimo preludio al resto del cd. RED – Quiete e silenzio interiore caratterizzano il brano due. Ispirato musicalmente risaltano su tutti gli arpeggi di chitarra e un assolo morbido e ben riuscito. I  WANT MORE – Grande track, grande musica, grandi liriche, tanta ispirazione e convinzione dei propri mezzi musicali fanno di “I want more” uno dei brani che preferisco di tutta la produzione dei TOV. Ci vuole davvero tanta abilità compositiva ed attuativa per rendere così coinvolgente una canzone. BLACKHEART – 18 May 1980 si conclude con questo pezzo rockeggiante che non lesina azzeccate svisature di basso che ben si intrecciano al costante arpeggio di chitarra fino a sfociare in un finale dove una esibizione corale di savoir faire strumentali conclude un cd di ottima fattura.
www.THEHOLYHOUR.IT

I Temple of Venus nascondono nelle loro segrete stanze piccole e preziose gemme in grado di stupire con la loro delicatezza chi avrà voglia di cercarle.
MUCCHIO SELVAGGIO

I risultati più che discreti ottenuti e in particolare l'efficacia del cantato - sempre all'altezza della situazione nel contrappuntare sonorità in bilico tra la neo-psichedelia Liverpooliana di Echo & The Bunnymen e le venature dark-wave di Cure e Sound - testimoniano la bontà della loro intuizione, in barba a tanti stupidi nazionalismi.
FARE MUSICA

Ascoltare i T.o.v. è stato come fare un tuffo nelle atmosfere sonore della new wave inglese di qualche anno fa. Psychedelic Furs, Smiths,Cure e Simple Minds su tutti.
EQUILIBRIO PRECARIO

Zig'd'Bomb è un bell'esempio di new wave dalle tinte dark, così com'era in voga negli anni '80. Una proposta 'contromoda' dunque, ma tuttavia capace di suscitare passioni intense grazie ad una serie di intriganti crescendo.
RARO !

I Temple of Venus oggi giungono ad un suono moderno e scevro da facili paragoni, che richiama di sicuro della new wave, cantata in inglese, quella più riconducibile ai nuovi gruppi inglesi piuttosto che quella che riprende gli anni '80. ..... E' come se Lonardo e soci avessero passato tante burrasche senza mai mollare mai ma cercando di aggiornarsi sempre per non rimanere statici.
MARBLE MOON

Una cover allegra e solare e un titolo impronunziabile (ispirato ad uno sketch del grande Mel Brooks) fanno da interfaccia alla prima uscita dei Temple of Venus che propongono, in questo lavoro, una gradevole miscela d’influenze New wave, punk e dark che rileva la loro devozione e ispirazione ai grandi nomi che hanno caratterizzato e onorato tali generi. La band va lodata per aver saputo rimodellare e ricucire su se stessi questi legami tanto da rimetterli a nuovo e riproporli secondo criteri più moderni e consoni all'attuale scenario musicale. Passiamo dunque all'analisi di questo "cocktail" con il commento dei brani: " I " - La prima traccia rappresenta idealmente quella linea sottile che separa l'ottimismo dal pessimismo, la spensieratezza dalla malinconia e il dubbio dalla sicurezza. E' l'irrisolto dilemma dell'essere o non essere che ci porta a riconoscere e identificare le nostre caratteristiche e le nostre sfaccettature ma ci conduce poi a ricrederci, capendo che forse ci conosciamo troppo poco (....this is a lie..). Mi sono da sempre piaciuti i finali col "La La La.........".
SUNDAY AFTERNOON - martellante e trasgressiva questa track dal testo “unifrase” (Tonight it’s up to you) riconduce musicalmente e vocalmente allo stile di Billy Corgan e i suoi Smashing Pumpkins. Il brano è un valido interludio per le tracce successive. STRAY TOASTERS – Magnetico e ipnotico questo brano è una slow song, apparentemente romantica, che nasconde delle liriche cervellotiche ispirate ad una serie di fumetti di Bill Sinkiewicz. In evidenza gli arpeggi di chitarra, il “solo” azzeccato e una buona interpretazione vocale che valorizza e gratifica il risultato finale. THIS MEANS NOT ME – Aleggia sulla band, ancora una volta, lo stile di Billy Corgan che si fa notare molto di più nell’interpretazione vocale che musicale. THE WARLOCK – L’ultimo brano conduce i Temple of Venus sui terreni musicali a loro più consoni. Un ottimo assaggio di rabbia malinconica che quasi fa da preludio a quanto la band ha poi fatto nel secondo cd. Ottimi i fraseggi di chitarra, gli arrangiamenti e la composizione generale del brano. Da riascoltare fino all’assuefazione…..
www.THEHOLYHOUR.IT

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