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I Temple of Venus sono tornati. Dal loro magico
cilindro musicale hanno tirato fuori un demo contenente otto canzoni che
andranno a comporre il “dopo” Endless?, album apprezzato tantissimo da
noi di The Holy Hour. Le nuove fatiche della band bolognese segnano
un aumento costante della loro capacità compositiva, un rinnovato
approccio con sonorità più aperte e solari, un miglior adattamento
testo/musica e una resa audio qualitativamente superiore ai precedenti
lavori. Piero Lonardo e co. diventano sempre più band, tendono a smentire
chi li reputa nostalgici del sound anni ottanta e continuano onestamente a
fare musica da ormai vent’anni senza aver mai perso dignità e coerenza
pur di ottenere quel qualcosa in più che sarebbe loro giustamente
spettato. Ascoltandoli si intraprende un viaggio affascinante tra passato
e futuro data la capacità che hanno nel donare nuova linfa alla dark wave
proponendocela come avrebbero saputo fare solo i capostipiti di tale
genere. Eccoli di nuovo qui, dunque, a proporci la loro musica e a
regalarci emozioni affinché qualcuno non voglia finalmente promuoverli e
trasformare questi stupendi “esercizi di stile” in musica diffondibile
su larga scala gratificando così il loro lavoro. Noi attendiamo fiduciosi…..
HIDEAWAY: Il brano che fa da
apripista al nuovo demo dei Temple of Venus esalta da subito l’approccio
a suoni più solari e una costante crescita professionale e creativa. Lo
si sente dalla registrazione, dagli intrecci strumentali, dalla voce
ancora più presente e protagonista indiscussa di un contesto musicale
arioso e importante. Notevoli gli sprazzi di tastiere e il drum
martellante nel finale.
FIRE IN MY HEART: Che la band
ci sappia fare con le atmosfere sognanti e malinconiche lo ha già
dimostrato nei precedenti lavori ma, ascoltando "Fire in my heart",
mi rendo conto che la loro bravura e sensibilità interiore li porta a
confezionare vere perle musicali che stimolano il nostro lato caratteriale
più intimo e nascosto. Non può, un brano così, non indurre
l'ascoltatore a volare alto e dirigere lo sguardo verso orizzonti lontani
da tutto ciò che è materiale.
TELL ME EVERYTHING: "Tell
me everything" è forse il pezzo più riuscito del demo perché
racchiude tutte le sfaccettature caratteristiche della band. Strofa,
inciso, base musicale e voce si concatenano perfettamente diventando parte
in causa di una miriade di emozioni che ci avvolge durante l'ascolto. Un
passo da gigante da parte del gruppo che, in quanto a capacità
compositiva e stesura musicale, dimostra veramente di saperci fare.
Chitarre da grandi atmosfere dark-wave.
DON’T BIND UP MY TIME: La
semplice complessità del brano rende il contesto sonoro della track 4
gradevole e malinconico allo stesso tempo. Gli intrecci chitarristici e i
tappeti sinth accompagnano degnamente la voce di Piero Lonardo che si
dimostra buon interprete delle sue interessanti liriche.
UNWANTED: Unwanted, elettronica
e introspettiva, ricorda le sonorità care a Martin Gore e i suoi Depeche
Mode. Le sue atmosfere catturano l’ascoltatore e lo inducono a librare
sulle ali dei propri pensieri accarezzato da una base musicale eseguita in
modo esemplare dalla band e dalla voce calda e soffusa del vocalist che
sussurra dolcemente il testo. Buono il drum programming e ottima la scelta
del volume generale degli strumenti che non si sovrastano alternativamente
rendendo il suono pulito e omogeneo. Questi sono i Temple of Venus delle
grandi occasioni.
YOUR NEW TOY: Questo brano
riporta la band alle sonorità dei primi album dove più forti erano i
riferimenti al punk e alla new wave. I componenti del gruppo hanno
sicuramente condiviso i fasti di tale genere riportandolo in auge grazie
alla voglia e alla perseveranza nel volerlo proporre come parte integrante
del loro gusto musicale
#26: Ipnotico e suggestivo
questo brano denso di pattern tipici del “dark style” dona al demo le
sfaccettature giuste per farlo rientrare nei canoni preferiti della band.
E’ un pezzo che stabilisce un punto di ritorno affettivo verso un modo
più interiore e intimo di fare musica, segna un distacco improvviso dal
resto del disco che ricorda in qualche modo l’effetto “sorpresa”
(volendo citare un album storico e importante) che ebbe “Hunter and the
Hunted” in un contesto fantastico, ma più arioso, come “New gold
dream” dei Simple Minds. Notevoli gli effetti di chitarra che donano un
maggior coinvolgimento emotivo al brano.
WELCOME TO MY MADNESS: Ideale
prosecuzione di “#26” , l’ultima traccia del demo fa un po’ da “sigla
finale” riassumendo e raggruppando il contesto lirico e sonoro offertoci
dai Temple of Venus. Il fantastico, nell’usare un pezzo come questo per
congedarsi dall’ascoltatore, sta’ nel malinconico appagamento musicale
che lascia dopo l’ascolto. - Michele
Perrella
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